N.2 - Convention Scuola: è veramente il tempo della persona

2017_2018_02-convention-scuola-è-veramente-il-tempo-della-persona-1.pdf96 KB

Il 4 e 5 novembre scorsi si è svolta la IX edizione della Convention scuola. Con 700 insegnanti provenienti da tutt'Italia, di scuole statali e paritarie, di ogni ordine di scuola, la Convention è ormai entrata nel panorama della scuola italiana come una novità, in quanto fuori dagli schemi tradizionali della formazione per i docenti.
Ma che cos'è accaduto durante la due giorni bolognese?

I convenuti sono stati introdotti al tema della Convention dalle lectiones magistrales tenute dai professori Luigina Mortari (Direttrice e docente del dipartimento di Scienze Umane presso l’Università degli Studi di Verona) e Carmine Di Martino (Professore associato di Filosofia teoretica presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano) i cui interventi saranno pubblicati prossimamente. A portare i saluti del Ministro il dott. Rocco Pinneri, vice Capo di Gabinetto.

I lavori sono proseguiti nelle 19 “Botteghe dell’insegnare”, ambiti dove ogni docente ha messo in gioco competenze, talento, genialità, capacità di rischio e leale verifica del proprio modo di insegnare. Il metodo delle Botteghe è caratterizzato dalla guida di maestri autorevoli che aiutano i docenti a riorganizzare i contenuti in modo significativo e non convenzionale, e a re-interpretare la propria esperienza umana e professionale alla luce di un significato unitario.
Anche quest’anno durante la serata del sabato sono stati proposti i “Salotti di approfondimento”, 13 per l’esattezza, che hanno offerto l’opportunità di approfondire giudizi, di condividere esperienze in atto e di definire proposte di lavoro intorno ad alcune questioni chiave-della vita della scuola.

Ma nella due giorni bolognese, quest’anno è accaduto qualcosa che va oltre il puro resoconto degli appuntamenti. Tra le tante arrivate in questi primi giorni, proponiamo una lettera che aiuta a cogliere questa novità.

“Quest’anno alla Convention siamo arrivati in 11 dalla Sicilia, come non accadeva da parecchi anni. Complice certamente il desiderio diffuso, tra molti, di farsi una buona compagnia nel compito - tanto prezioso quanto demodé - di ‘far crescere la persona’ degli studenti con cui si condividono tante ore della propria vita. Sia io che i miei amici siamo arrivati a Bologna con la voglia di capire meglio tanti aspetti della scuola in cui viviamo: sicuramente i contenuti disciplinari, ma anche le grandi sfide dell’integrazione, della fatidica alternanza scuola-lavoro, o ancora dell’educazione alla sessualità’, in una società in cui drammaticamente, a volte, i giovani non sanno più riconoscere o fare i conti con questo ‘dato’ della propria identità.
Le proposte della kermesse, densissime, mi hanno tolto il fiato nel tentativo di seguirle fino in fondo, e senza dubbio occorrerà riprenderne i contenuti per capirne la portata e l’utilità
Ma La Convention non è stata riducibile per me a un insieme di incontri volti a suscitare un certo appagamento intellettuale, che pure ho sperimentato. Tant’è vero che l’apertura del primo momento di lavoro, in plenaria, è consistito nel racconto di esperienze vissute da tre insegnanti, dalla scuola primaria a quella secondaria, sul campo di battaglia di tutti i giorni. Me lo hanno testimoniato anche delle amiche venute per la prima volta: Francesca, da Caltanissetta, abituale frequentatrice di eventi di formazione professionale, è rimasta particolarmente colpita dall’umanità dei colleghi, dei relatori, dei capibottega; Laura, da Catania, è tornata entusiasta per aver trovato conferme umane e professionali al suo attento lavoro coi ragazzi delle scuole ‘medie’. E tra tutta la ricchezza dei due giorni passati insieme, ritorno a casa con la chiarezza che Diesse non è una sigla che mi permette di assolvere in modo soddisfacente il nuovo obbligo di formazione professionale mettendo un bollino e girando pagina, ma è un luogo familiare nel cui dialogo diventa meno gravoso condividere e affrontare i problemi e la vita quotidiana, con una domanda aperta ma positiva sulla realtà scolastica”.

La Convention è finita. Ma il lavoro avviato nelle Botteghe e nei Team work, le provocazioni dei Salotti, i giudizi emersi nella tavola rotonda, i rapporti… vogliamo che tutto questo diventi il contenuto e il riferimento di un cammino che vogliamo fare insieme.
La sfida della Convention è aperta!