N.3 - Non costruiamo isole

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Che seicentocinquanta insegnanti si trovino a parlare di scuola in un tiepido week end autunnale non è certo notizia che finisca sulle prime pagine dei giornali, e neppure in quelle interne. È vero pure che la scuola, specie in questo inizio di anno, non è stata oggetto di particolare attenzione, se non per qualche manifestazione studentesca e qualche discussione sul nuovo esame di stato o gli effetti della quota 100 sugli organici. Ma non è una novità.

La forza della scuola è sempre stata il lavoro paziente, spesso oscuro e poco riconosciuto, di insegnanti e dirigenti. Sono quegli insegnanti in cui l'unità tra passione educativa e compito professionale si traduce in esperienza. Per questi insegnanti vi è qualcosa che viene molto prima della politica o delle vetrine dei media. Questi insegnanti hanno il "piacere di insegnare" e lo vivono con tutto loro stessi; aprono uno spiraglio di positività ai loro studenti e li lanciano all'attacco della conoscenza. Ciò che li caratterizza è che - impegnati con la loro propria domanda di senso - hanno stima di ogni ragazzo e di ogni ragazza che incontrano, perché intravedono già, pur in mezzo alle difficoltà e alle sfide notevoli del tempo odierno, ciò che di grande può venir fuori da ciascuno. Così insieme agli studenti vivono ciò che ha rilanciato essi stessi nella realtà: come hanno trovato per sé il gusto della conoscenza perché qualcuno ha creduto in loro, allo stesso modo - prima di ogni altra considerazione - guardano con stima i loro studenti, puntano sul loro cuore. Infatti educa chi crede nell'altro, chi dà credito, facendo venir fuori tutta la sua "dotazione", dotazione su cui noi adulti generalmente nutriamo dei dubbi. Uno sguardo così, invece, genera nei giovani una speranza duratura.

Riflessioni di questo tipo sono state occasione di lavoro e di dialogo durante la Convention che, come ormai da 10 anni a questa parte, non solo rappresenta la ripresa dell’attività associativa ma indica il percorso e la proposta di Diesse per tutto l’anno.

La provocazione del titolo, Il piacere di insegnare, è stata esperita attraverso la ricca e ingegnosa vitalità delle 20 Botteghe dell'insegnare, degli 11 Salotti di approfondimento serali, nonché dagli interventi che si sono susseguiti nella tavola rotonda iniziale, in cui Cristina Rossi, Franco Nembrini e Marco Bersanelli hanno raccontato  che tipo di esperienza significativa rappresenti per loro l'insegnamento, inteso non come indottrinamento o travaso di conoscenze, bensì come "avvenimento della conoscenza" che - rivissuto per sé - si comunica sorprendentemente e con modalità imprevedibili a chi s'incontra, inducendo a un atteggiamento di ascolto vero e profondo dei giovani in cui ci s'imbatte e producendo un gusto e un entusiasmo per il proprio lavoro contagiosi!
L’intervento conclusivo di Marcello Tempesta ha disegnato il profilo professionale di un insegnante disposto a farsi sfidare da tutta la complessità della realtà e a non rinunciare a giocare  uno sguardo appassionato alla crescita dei ragazzi.
Che poi questo cambi o non cambi la scuola è secondario, il bello è che in questo modo la scuola, la classe diventano uno spazio di rapporto vero, rapporto in cui è presa sul serio tutta l'ampiezza della vita e del desiderio. Ma, come ha giustamente richiamato Roberto Ricci, intervenuto alla Convention per l’Invalsi, bisogna avere consapevolezza che l’Italia è un paese lungo e largo, con tante situazioni diverse, e che il nostro compito non è costruire isole felici, ma assumersi una responsabilità che è per il bene di tutta la scuola italiana.

Ritorneremo presto a diffondere e discutere gli interventi così densi della Convention, augurando a tutti, frattanto, di rimettersi in gioco e di camminare insieme a chi, anche tra le mura scolastiche, vive già la sua passione di insegnare.