Quesito n.8 - Scrutini: docenti o dirigenti genitori degli allievi scrutinati

Domanda: Volevo informazioni relative alla legittimità o meno dello svolgimento di uno scrutinio presieduto dal Dirigente scolastico che, però, è anche genitore di uno degli alunni della classe scrutinata. Preciso che sono sorte discussioni all'interno dello scrutinio per le quali il DS ha preso posizioni ben definite

Risposta: Dal punto di vista normativo non si rintraccia nella normativa vigente un divieto da parte del Dirigente (o suo delegato) padre o familiare dell’allievo a partecipare a tutti gli effetti come componente del consiglio di classe riunito come “collegio perfetto” durante lo scrutinio. Così come non vi è nessuna norma che imponga che un docente non possa avere il proprio figlio o parente come allievo. La questione dovrebbe essere demandata ad eventuali criteri definiti in sede di Collegio circa l’attribuzione dei docenti alle classi o al buon senso del Dirigente.
C’è da dire che l’art. 7 (Obbligo di astensione) del recente D.P.R. 16 aprile 2013, n. 62, Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici, a norma dell'articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, prevede che «Il dipendente si astiene dal partecipare all'adozione di decisioni o ad attività che possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado, del coniuge o di conviventi, … Il dipendente si astiene in ogni altro caso in cui esistano gravi ragioni di convenienza. Sull'astensione decide il responsabile dell'ufficio di appartenenza». Trattandosi di in provvedimento di recente emanazione, occorrerà attendere per valutarne le conseguenze in sede di applicazione.
Nel caso quindi esposto nel quesito, il buon senso da parte del Dirigente (se è lui il parente dell’allievo) sarebbe quello di non presiedere lo scrutinio ma di delegare un componente del consiglio stesso (di solito il coordinatore di classe). La delega è prevista dal nostro ordinamento e lo scrutinio sarà quindi valido. Ricordiamo inoltre che durante lo scrutino, a differenza delle normali riunioni dei consigli di classe, tutti i docenti devono proporre il voto, compreso quello della condotta, e se per qualsiasi questione vi sia dissenso, tutti i componenti dovranno votare. Ne consegue che se un docente o il Dirigente sono parenti dell’allievo e sono presenti nel consiglio di classe riunito per lo scrutinio, dovranno esprimere il voto.

Quesito n.7 - Scrutini: è obbligatorio riportare a verbale i nomi dei votanti?

Domanda: Nel caso in cui il Consiglio di classe decida la non ammissione alla classe successiva di un alunno (scuola superiore) è obbligatorio scrivere nel verbale i nomi dei professori che votano per la bocciatura?

Risposta: Il Consiglio di Classe riunito per lo scrutinio, intermedio e finale, costituisce un “organo collegiale giudicante perfetto”, che deve operare secondo il principio della trasparenza. Infatti, l’esito dell’attività valutativa in questione costituisce un provvedimento amministrativo soggetto alle disposizioni della legge n. 241/1990, che deve rispondere alle qualità di trasparenza e accessibilità dell’atto, anche al fine di eventuale contenzioso. Nell’espressione di voto non è quindi ammessa l’astensione e le valutazioni espresse debbono essere debitamente motivate; in caso contrario gli atti conseguenti sono impugnabili di fronte al giudice amministrativo e suscettibili di annullamento. Inoltre, è bene ricordare che in caso di parità nella votazione prevale l’opzione scelta dal Presidente del Consiglio di Classe, il cui nominativo perciò deve chiaramente comparire a verbale accanto all’opzione stessa. Pertanto, nel caso in questione non solo risulta legittimo ma è anche opportuno riportare a verbale ciascuna opzione accompagnata dall’indicazione del numero dei votanti, dei relativi nomi e delle singole motivazioni della scelta.
In genere, nel caso in cui durante la discussione generale si verifichi una inconciliabile diversità di posizioni all’interno del Consiglio di classe, il Presidente si fa carico di avanzare una proposta sulla quale chiede l’espressione motivata di voto favorevole o contrario. La proposta del Presidente verrà quindi riportata a verbale accompagnata dall’esito della votazione, che vedrà l’indicazione del numero di favorevoli e contrari, i relativi elenchi nominativi dei votanti e le singole motivazioni di voto.

Quesito n.6 - Minimo di assenze per non incorrere nella bocciatura e sanzioni per la mancata frequenza

Domanda: Quanti giorni di assenza sono ammessi nella scuola superiore perché non si incorra nella bocciatura? Inoltre, quali i doveri della scuola per gli studenti in età di obbligo scolastico che non frequentano? Quali sanzioni per le famiglie? O quali giustificazioni possono addurre le famiglie per l'inadempienza?

Risposta:
1) Il comma 7 dell’art. 14 del DPR n. 122/2009 (Regolamento sulla valutazione degli allievi) stabilisce che: «A decorrere dall’anno scolastico di entrata in vigore della riforma della scuola secondaria di secondo grado, ai fini della validità dell'anno scolastico, compreso quello relativo all’ultimo anno di corso, per procedere alla valutazione finale di ciascuno studente, è richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell'orario annuale personalizzato», orario cioè comprensivo di tutte le materie anche non obbligatorie scelte dallo studente e calcolato rispetto al “monte ore annuale” «complessivo di tutte le discipline e non nella quota oraria annuale di ciascuna disciplina» (CM n. 20/2011).
Il comma prevede anche possibili deroghe: «Le istituzioni scolastiche possono stabilire, per casi eccezionali, analogamente a quanto previsto per il primo ciclo, motivate e straordinarie deroghe al suddetto limite. Tale deroga è prevista per assenze documentate e continuative, a condizione, comunque, che tali assenze non pregiudichino, a giudizio del consiglio di classe, la possibilità di procedere alla valutazione degli alunni interessati»; è quindi sempre il consiglio di classe a decidere in merito. La citata CM n. 20/2011 elenca alcuni possibili casi di deroga: «a mero titolo indicativo e fatta salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche, si ritiene che rientrino fra le casistiche apprezzabili ai fini delle deroghe previste, le assenze dovute a:
- gravi motivi di salute adeguatamente documentati;
- terapie e/o cure programmate;
- donazioni di sangue;
- partecipazione ad attività sportive e agonistiche organizzate da federazioni riconosciute dal C.O.N.I.;
- adesione a confessioni religiose per le quali esistono specifiche intese che considerano il sabato come giorno di riposo (cfr. Legge n. 516/1988 che recepisce l’intesa con la Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno; Legge n. 101/1989 sulla regolazione dei rapporti tra lo Stato e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, sulla base dell’intesa stipulata il 27 febbraio 1987)
».
In definitiva: «Il mancato conseguimento del limite minimo di frequenza, comprensivo delle deroghe riconosciute, comporta l’esclusione dallo scrutinio finale e la non ammissione alla classe successiva o all’esame finale di ciclo».

2) La segnalazione della mancata frequenza delle lezioni da parte dello studente in età di obbligo di istruzione – e comunque entro il 18° anno di età – è compito di chiunque rivesta «autorità o incarico della vigilanza» sul minore; come responsabile ultimo della vigilanza nella scuola il compito della segnalazione all’autorità competente spetta al Capo d’istituto, rilevate le comunicazioni in proposito dei docenti della classe di riferimento effettuate tramite il giornale di classe.

3) Le sanzioni per le famiglie inadempienti sono stabilite dal giudice di merito in base al disposto dell’art. 731 del codice penale.

4) La giustificazione in genere più accettata è quella relativa alle gravi patologie; tuttavia, la giurisprudenza ne ammette anche altre, di varia natura. La decisione spetta comunque al giudice di merito.

Quesito n.5 - Part-time ed esami di Stato

Domanda: Sono insegnante di discipline tecniche nella quinta classe di un istituto professionale è ho un contratto part-time. Volevo sapere se chi come me è in part-time può ugualmente fare il membro interno agli esami di Stato?

Risposta: La risposta è affermativa, infatti la CM n. 15/2012, relativa alla “formazione delle commissioni degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio d’istruzione secondaria di secondo grado per l’anno scolastico 2011/2012”, a proposito della designazione dei commissari interni richiama l’art. 14 del DM n. 6/2007, il cui comma 1 stabilisce che «I docenti con rapporto di lavoro a tempo parziale possono essere designati a svolgere la funzione di commissario interno. I medesimi docenti, qualora ne abbiano titolo, hanno facoltà di presentare la scheda di partecipazione agli esami di Stato come presidenti o commissari esterni». Pertanto, come la stessa circolare precisa anche in altri passaggi, il docente in part-time può essere designato a svolgere la funzione di membro interno, mentre non è obbligato a fare domanda di partecipazione agli esami come esterno.
Lo stesso art. 14, al comma 2, stabilisce inoltre che «Qualora vengano nominati, i docenti con rapporto di lavoro a tempo parziale sono tenuti a prestare servizio secondo l’orario previsto per il rapporto di lavoro a tempo pieno e ai medesimo vengono corrisposti, per il periodo dell’effettiva partecipazione agli esami, la stessa retribuzione e lo stesso trattamento economico che percepirebbero senza la riduzione dell’attività lavorativa».

Quesito n.4 - Come valutare il nuovo insegnamento di “Complementi di matematica”

Domanda: Chiedo aiuto sulla nuova materia inserita nel triennio degli Istituti Tecnici. Io insegno in un Tecnico Costruzioni Ambiente e territorio. In terza cominciamo quest’anno ad avere “Complementi di matematica”; dovremo esprimere in pagella e quindi sui registri un voto a parte, relativo a questa voce? Se sì, dobbiamo distinguere le ore dedicate agli argomenti previsti sotto la voce complementi? Grazie dell’aiuto.

Risposta: Al momento la normativa esistente relativa alla valutazione intermedia e finale (CM n. 94 del 18 ottobre 2011: “Valutazione periodica degli apprendimenti nei percorsi di istruzione secondaria di II grado. Indicazioni operative per l’a.s. 2011/12”) riguarda solo il primo biennio.
In essa sono specificate le varie tipologie di prove (scritte, orali, grafiche e pratiche) previste per ciascuna disciplina, ma ovviuamente non si fa menzione della disciplina di “Complementi di matematica”, in quanto prevista al terzo e quarto anno di corso.
Qualche ulteriore indicazione per quanto riguarda il quesito posto dalla Collega può essere desunta dalle “Linee guida per il passaggio al nuovo ordinamento. Secondo biennio e quinto anno” (Direttiva ministeriale n. 4 del 16 gennaio 2012 e relativi allegati). Le “Linee guida” collocano i risultati di apprendimento relativi alla disciplina di “Matematica” all’interno dell’Area Generale differenziando i contenuti propri del Settore Economico da quelli del Settore Tecnologico.
La disciplina “Complementi di matematica”, invece, compare solo tra le Materie di Indirizzo del Settore Tecnologico, con contenuti distinti per ciascun indirizzo (ad esempio quelli per l’indirizzo “Informatica e telecomunicazioni” sono diversi da quelli dell’Indirizzo “Costruzioni Ambiente e territorio”; si vedano gli allegati alle Linee guida citate).
Sembra quindi di poter giungere per il momento alle seguenti conclusioni:

  • la disciplina di “Complementi di matematica” va distinta da “Matematica” poiché è inserita tra le discipline caratterizzanti ogni singolo Indirizzo, a differenza di “Matematica” che rientra nell’ambito degli insegnamenti generali;
  • la disciplina di “Complementi di matematica” in ragione della sua specificità dovrebbe avere registri e voti distinti da quelli di “Matematica”; tanto che – a nostro avviso – le due discipline potrebbero essere assegnate anche ad insegnanti diversi (come avviene ad esempio per le discipline di Italiano e Storia, Italiano e Latino, Storia e Filosofia che pure afferiscono ad una medesima classe di concorso).
  • Tutto ciò fino a quando il MIUR non avrà emanato un’ulteriore Circolare relativa al secondo biennio e quinto anno, contenente le indicazioni operative circa la valutazione periodica degli apprendimenti e le relativa tipologia di prove previste per ciascuna disciplina.

Quesito n.3 - La valutazione finale nelle classi della scuola primaria

Domanda: Sono un'insegnante della scuola primaria e ho avuto occasione di leggere la normativa riguardante la valutazione nella scuola primaria, in particolare il D.L.vo n. 297 del 16/04/94, il D.L.vo n. 59 del 19/02/04, la legge n. 169 del 2008, il DPR n. 122 del 2009 e infine il D.L.vo n. 137 del 2008. In tali documenti però si parla dei vari ordini di scuola e spesso il lettore può essere fuorviato e giungere, come spesso succede, a interpretazioni diverse. Pertanto, chiedo se fosse possibile avere una risposta chiara ed esauriente a questa mia domanda: nella scuola primaria è possibile esprimere voti inferiori a sei nella scheda di valutazione, anche nel secondo quadrimestre, senza per questo pregiudicare l'ammissione alla classe successiva?

Risposta: La normativa aggiornata in materia di valutazione periodica e finale degli alunni è costituita dal DPR n. 122/2009, che è la norma di coordinamento di tutte le disposizioni vigenti.
Detto DPR, dopo aver ricordato all’art. 1 che «la valutazione è espressione dell’autonomia professionale propria della funzione docente, nella sua dimensione sia individuale che collegiale» (comma 2), che «ha per oggetto il processo di apprendimento, il comportamento e il rendimento scolastico complessivo degli alunni» (c. 3) e che «il collegio dei docenti definisce modalità e criteri per assicurare omogeneità, equità e trasparenza della valutazione, nel rispetto della libertà di insegnamento» (c. 5), rinvia agli artt. 8 e 11 del Decreto legislativo n. 59/2004 e agli artt. 2 e 3 del Decreto Legge n. 137/2008 (successivamente convertito nella legge n. 169/2008) quanto a indicazioni e orientamenti nella valutazione degli allievi del primo ciclo di istruzione.
L’art. 8 del D.L.vo n. 59/04 si occupa di valutazione nella scuola primaria e stabilisce semplicemente che è affidata «ai docenti responsabili delle attività educative e didattiche previste dai piani di studio personalizzati» e che «agli stessi è affidata la valutazione dei periodi didattici ai fini del passaggio al periodo successivo».
L’art. 2 del DL n. 137/08 si occupa di valutazione del comportamento degli studenti, specificando che dall’a.s. 2008/09 «la valutazione del comportamento è effettuata mediante l’attribuzione di un voto numerico espresso in decimi» (c. 2) e che detta valutazione, «attribuita collegialmente dal consiglio di classe, concorre alla valutazione complessiva dello studente e determina, se inferiore a sei decimi, la non ammissione al successivo anno di corso» (c. 3). L’art. 3, invece, fornisce le disposizioni riguardo alla valutazione del rendimento scolastico, anche qui specificando che dall’a.s. 2008/09 va effettuata «mediante l’attribuzione di voti espressi in decimi» e illustrata con un giudizio analitico «sul livello globale di maturazione raggiunto dall’alunno» (c. 1). Riprendendo poi quanto già stabilito dal D.L.vo n. 59/04, il comma 1-bis del decreto chiarisce che nella scuola primaria i docenti, «con decisione assunta all’unanimità, possono non ammettere l’alunno alla classe successiva solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione».
L’art. 2 (c. 1) del DPR n. 122/09 ricorda che la valutazione degli alunni anche nella scuola primaria è collegiale ed è effettuata «con deliberazione assunta, ove necessario, a maggioranza», mentre al comma successivo precisa che i voti numerici attribuiti vanno riportati «anche in lettere» nei documenti di valutazione.
In definitiva, la valutazione finale dell’allievo deve risultare da una proposta analitica di voti numerici espressa dai singoli docenti (da 1 a 10; la sufficienza è collocata al 6), mentre la decisione relativa al passaggio alla classe successiva, legata al rendimento scolastico complessivo dell’alunno, è espressa collegialmente «dai docenti contitolari della classe». La deliberazione è assunta a maggioranza nel caso di promozione, anche in presenza di voti singoli inferiori al 6; deve essere all’unanimità in caso di bocciatura.

Quesito n.2 - Cosa dice la normativa sui corsi di recupero?

Domanda: Nell'ultimo collegio docenti di giugno del nostro liceo è nata una grossa discussione sui tempi e modi di svolgimento dei programmi e delle verifiche. Nella discussione, assieme ad alcune colleghe facevo notare che il nostro sistema di recupero delle insufficienze è assolutamente negativo, un sistema che si è col tempo consolidato e che ci viene espressamente richiesto. Da noi si fa così: fatto un giro di interrogazioni su una parte di programma, chi ha l'insufficienza viene di nuovo interrogato (di solito - se va bene - sono 6/7 ragazzi e due o tre lezioni se ne vanno); si fa una verifica scritta, gli insufficienti vengono interrogati e va bene se una volta sola..... altre ore di lezione impegnate! Mi è stato detto: i recuperi si fanno al pomeriggio! Ma poi i ragazzi al pomeriggio devono studiare, e molti abitano fuori sede e noi insegnanti quanto dobbiamo rimanere a scuola? Lo scorso anno scolastico i ragazzi - sapendo di avere sempre una seconda possibilità - non si preparavano bene, perché, dicevano: "Tanto poi ci interrogano ancora". Insomma, questo sistema dei recuperi sta frenando tutta la didattica e dimostra tutta la sua inefficienza e valenza diseducativa. Tutta un'altra questione sono le insufficienze del primo quadrimestre che DEVONO essere recuperate nel secondo. Ma in questa corsa affannosa al recupero queste insufficienze si accavallano con le nuove insufficienze del secondo quadrimestre e così buona parte del secondo quadrimestre passa tra una insufficienza e l'altra!
In quel movimentato collegio ci siamo presi l'impegno di lavorare per rivedere le cose e mettere su qualcosa di più intelligente! Nel frattempo, parlando con molti colleghi, ho scoperto che nessuna scuola superiore usa questo metodo ...
Vorrei sapere se esiste una normativa in proposito, voglio studiarmela bene e insieme ai miei colleghi stanchi di questa scuola-assistenza, costruire qualcosa di nuovo! Ci puoi dare una mano? Ci puoi, oltre che la normativa, indicare qualcuno che abbia lavorato o stia lavorando su questo? Il nostro è un liceo che contiene classico, scientifico, linguistico, scienze sociali.


Risposta: Occorre distinguere le questioni relative all’organizzazione delle verifiche nel corso della normale attività didattica da quelle relative ai cosiddetti “recuperi”.
Nel primo caso (normali interrogazioni nel corso dell’anno scolastico) la questione è affidata alle scelte metodologiche dei singoli docenti. Il Collegio dei docenti a questo riguardo può indicare, per esempio, un numero minimo di verifiche scritte e orali da effettuare in ciascun quadrimestre, al fine di garantire un uniforme trattamento a tutti gli studenti del medesimo istituto, ma non può imporlo; il docente è libero di utilizzare il proprio criterio didattico e valutativo.
Per quanto riguarda invece il recupero dei debiti formativi scaturiti dagli scrutini intermedi e finali occorre attenersi alla specifica normativa in merito tuttora valida, costituita dalla legge n. 1/2007, dal DM n. 80/2007 e dall’OM n. 92/2007, ed espressamente richiamata nelle premesse del DPR n. 122/2009 relativo alla valutazione degli alunni.
Chiariamo subito che le varie tipologie di intervento previste dalla normativa sono riassumibili nelle due categorie del sostegno e del recupero.
Il sostegno è costituito da attività che si svolgono durante tutto l’arco dell’anno scolastico, «tendenzialmente finalizzate alla progressiva riduzione di quelle di recupero dei debiti» (OM n. 92/2007, art 2, comma 3). Il recupero consiste invece in attività «realizzate per gli studenti che riportano voti di insufficienza negli scrutini intermedi e coloro per i quali i consigli di classe deliberino di sospendere il giudizio di ammissione alla classe successiva negli scrutini finali» (OM n. 92/07, art 2, c. 5). In proposito il DM n. 80/07 afferma che «le attività di recupero e sostegno costituiscono parte ordinaria e permanente del piano dell’offerta formativa». In altri termini, tali attività sono concepite come “supporto” all’apprendimento degli allievi lungo tutto il corso dell’anno scolastico, anche al fine «prevenire l’insuccesso scolastico» ed evitare insufficienze agli scrutini, sia intermedi che finali (OM n. 92/07, art. 2, c. 2).
Il sostegno in itinere non è tuttavia da ritenersi obbligatorio, essendo anche subordinato alle disponibilità finanziarie dell’istituto, mentre invece «le istituzioni scolastiche sono tenute comunque a organizzare, subito dopo gli scrutini intermedi, interventi didattico-educativi di recupero per gli studenti che in quella sede abbiano presentato insufficienze in una o più discipline, al fine di un tempestivo recupero delle carenze rilevate»; così recita il comma 2 dell’art. 1 del DM n. 80/2007, ripreso poi anche nell’OM n. 92/07. Quest’ultima, in particolare, dopo aver stabilito al comma 2 che le attività di recupero «sono programmate ed attuate dai consigli di classe sulla base di criteri didattico-metodologici definiti dal collegio docenti e delle indicazioni organizzative [utilizzo degli spazi della scuola e orari di in cui collocare gli interventi, ndr] approvate dal consiglio di istituto», sancisce anche (comma 6) che «esse determinano altresì le modalità di organizzazione e realizzazione precisandone tempi, durata, modelli didattico-metodologici, forme di verifica dei risultati conseguiti dagli studenti, criteri di valutazione, nonché modalità di comunicazione alle famiglie».
Gli studenti possono non frequentare tali corsi di recupero (OM n. 92/07, art. 2, c.7), ma devono comunque sottoporsi alle relative verifiche (art. 4, c. 4).
Modalità e tempi delle attività di recupero successive agli scrutini vengono definiti dal Collegio dei docenti, ma devono comunque «avere, di norma, una durata non inferiore a 15 ore» (OM n. 92/07, art. 2, c. 9). L’OM prevede che al termine di ciascun intervento di recupero in corso d’anno, i docenti delle discipline interessate procedano a «verifiche documentabili volte ad accertare l’avvenuto superamento delle carenze riscontrate», secondo modalità «deliberate dai consigli di classe che, in relazione alla natura della o delle discipline oggetto degli interventi di recupero, possono prevedere verifiche scritte o scrittografiche e/o orali» (art. 5, c. 1).
Per le attività di sostegno e recupero i docenti vengono retribuiti con le risorse del Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, pari a 50 euro lordi l’ora.
Fin qui, per sommi capi, gli aspetti normativi che definiscono le attività dovute dalla Scuola.
Le reiterate verifiche di cui parla la collega nel suo quesito non sembrano scaturire da indicazioni di legge. L’articolo 5 dell’OM n. 92/07 prefigura lo svolgimento di una sola verifica (per tipologia) al termine di ciascun intervento di recupero (cioè dopo gli scrutini di I e II quadrimestre); questo significa che non c’è, da parte del docente, alcun obbligo di “rincorrere” gli studenti fino al conseguimento della sufficienza nelle verifiche ordinarie.
Nel caso in cui, nella verifica al termine dei recuperi del I quadrimestre, lo studente non abbia raggiunto la sufficienza, il docente può «definire ulteriori forme di supporto [non già di verifica, ndr] volte sia al completamento del percorso di recupero che al raggiungimento di obiettivi formativi di più alto livello» (art. 5, c. 2). Tale orientamento appare ulteriormente confermato dall’art. 6, c. 2, della stessa ordinanza, laddove si prevede che in sede di scrutinio finale «la proposta di voto tiene altresì conto delle valutazione espresse in sede di scrutinio intermedio nonché dell’esito delle verifiche relative ad eventuali iniziative di sostegno e ad interventi di recupero precedentemente effettuati».
Quanto alla possibilità di confronto con altre realtà, sarebbe più opportuno per la collega individuare nel proprio territorio, o zone limitrofe, istituzioni scolastiche dello stesso ordine di scuola, magari altri licei o anche di diverso indirizzo (tecnici e professionali), che stiano affrontando la medesima problematica.

Quesito n.1 - Accompagnamento degli allievi diversamente abili nelle uscite programmate

Domanda: Sono un'insegnante di sostegno e da quest'anno il Dirigente non ci permette più, in occasione di uscite programmate quando il pullmino della scuola non è disponibile, di trasportare gli alunni diversamente abili sui nostri mezzi anche in presenza dell'autorizzazione dei genitori e della nostra assunzione di responsabilità in caso di incidente. Vorrei sapere se esiste una norma in tal senso e come mi devo comportare.

Risposta: Il servizio di trasporto degli alunni per attività didattiche è attualmente normato dal Decreto Ministeriale 31 gennaio 1997 “Nuove disposizioni in materia di trasporto scolastico” e dalla successiva circolare del Ministero dei Trasporti dell’11 marzo 1997, n. 23, che stabiliscono, tra l’altro, con precisione quali siano i mezzi da adibire a tale trasporto. Pertanto, il comportamento degli insegnanti, benché comprensibile e per molti aspetti segno di generosità, costituisce una violazione della normativa. A nulla potrebbe valere, soprattutto in caso di incidenti e di danni e di inevitabile contenzioso, la liberatoria dei genitori nei confronti della responsabilità degli insegnanti. Il dirigente, giustamente, si oppone a tale pratica perché si configurerebbe anche una sua responsabilità, civile e penale, nel consentire o anche nel non contrastare tale pratica; le difficoltà nei trasporti dovrebbero infatti essere affrontate e risolte dal dirigente e dalla scuola con misure organizzative apposite.